Le “donne” di Puccini: Manon, Butterfly, Turandot, eroine senza tempo (1)

MANON LESCAUT – Parte prima

Locandina Manon

“Manon Lescaut”, dramma lirico in quattro atti, è stato il primo indiscusso capolavoro di Giacomo Puccini (Lucca, 22 dicembre 1858 – Bruxelles, 29 novembre 1924), il suo terzo lavoro per il teatro in ordine di tempo, successivo a “Le Villi” (1884), opera teatrale d’esordio, che riscosse un buon successo, e all’“Edgar” (1889), la sua prima opera lirica, dall’esito contrastato, entrambe su libretto di Ferdinando Fontana.

Puccini lavorò alla composizione della “Manon Lescaut” tra il 1889 e il 1892. Il soggetto dell’opera è tratto da un classico della letteratura europea: il romanzo “L’Histoire du chevalier des Grieux et de Manon Lescaut” (1731) dell’abate Antoine-François Prévost d’Exiles, già musicato da Daniel Auber (1856) e da Jules Massenet (1884). Stante, appunto, proprio la fortuna della “Manon” di Massenet, presentata al Téâtre dell’Opéra-Cominque soltanto qualche anno prima, l’editore Giulio Ricordi manifestò a Puccini qualche perplessità: trarre un’opera nuova dallo stesso soggetto poteva essere rischioso, poiché sarebbe scattato immediatamente il confronto. Puccini, però, non ne volle sapere: era certo che la sua Manon avrebbe conquistato il cuore del pubblico. «Lui [Massenet] la sentirà alla francese, con cipria e minuetti. Io la sentirò all’italiana, con passione disperata», scrisse in una lettera del 1889.

La stesura del libretto ebbe una gestazione complessa, che modificò più volte l’assetto drammaturgico dell’opera: in un primo momento Ricordi aveva ingaggiato come librettista Ruggero Leoncavallo, il compositore dei “Pagliacci” (1892), che all’epoca non era ancora un nome conosciuto; ma Puccini non si dimostrò soddisfatto del lavoro svolto. Subentrò a quel punto Marco Praga, critico teatrale e drammaturgo, affiancato da Domenico Oliva, responsabile della versificazione. Successivamente, a causa di nuove divergenze inerenti alla soppressione voluta da Puccini di un intero atto – il compositore si dimostrò assai esigente, memore del mancato successo dell’“Edgar”, da più parti imputato alla debolezza del libretto – si approdò alla storica collaborazione Luigi Illica/Giuseppe Giacosa, che si protrarrà poi a lungo nel tempo, sino alla morte di Giacosa (i due scriveranno insieme i libretti delle più grandi opere a venire di Puccini, “La bohème”, “Tosca”, “Madama Butterfly”). È dunque per via di questo continuo avvicendarsi di autori in fase di scrittura che al libretto non venne e non viene tuttora attribuita una paternità precisa.

“Manon Lescaut” andò in scena per la prima volta al Teatro Regio di Torino il 1 febbraio 1893, diretta dal maestro Alessandro Pomé, con il soprano Cesira Ferrari nel ruolo della protagonista (più tardi prima Mimì della prima “Bohème”), il tenore Giuseppe Cremonini nei panni di Des Greiux, il baritono Achille Moro (Lescaut), il basso Alessandro Polonini (Geronte de Ravoir). Fu un successo, di pubblico e di critica, che divenne poi un successo internazionale, rappresentato in tutto il mondo. In occasione della “prima” inglese al Covent Garden di Londra George Bernard Shaw, che a quel tempo si occupava di critica musicale, indicò Puccini come «il più probabile erede di Verdi».

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