Őophoi

Sono tornato davanti a quel muro, oggi rivestito di pianto, di fiori, di dolore, di mormorii, con gli occhi asciutti e in fondo alla gola un canto di trattenuta gioia: ho letto nel suo sguardo l’idea severa che tutto concede ancora alla vita, che la musica può abbattere i muri e valicare mondi, volare, innalzarsi per vie misteriose e imprevedibili, sgretolando la ghiaia dei vialetti e riconducendo i passi altrove, dove occhi ritrovino sguardi compagni e le parole il peso delle pietre

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La poderosa eredità che ci ha lasciato Gianluigi Gasparetti (alias: Őophoi) rappresenta una inequivocabile testimonianza del viaggio che questo artista ha saputo compiere attraverso la purezza del suono. Sono state sufficienti, sin dai primissimi lavori pubblicati, le lunghe suite strumentali e seminali dai percorsi minimali, tenui, quasi impercettibili e prive di movimento a sanzionare una cifra musicale unica e assolutamente personale: Őophoi si muove sulle corde di loop ossessivi, atmosfere rarefatte, paesaggi melodici e sculture sonore di non semplice decifrazione e tuttavia aperte a impatti emotivi indimenticabili, in uno spazio sidereo quasi impalpabile e drones che avvolgono con esasperante lentezza l’ascoltatore, proponendo altre dimensioni non solo sonore, ma anche formule mantrico-sublimatorie, per propiziare il conseguimento dell’estasi. Perdersi lungo questi percorsi di vera archeologia sonora significa ritrovare, sparse lungo un virtuoso cammino, gemme ambientali, tracce di antichi riti, rituali di ancestrale memoria, canti di monaci, voci, strumenti e stanze della tradizione tibetana e buddhista, suoni magmatici e pregni di Tempo, alchimie languide e infinite in una sorta di lenta spirale che avvolge se stessa in un lento e inesorabile flusso. Ma ciò che più colpisce nell’opera di Őophoi è il senso mistico del suono e la sua radice spirituale, la ricerca verso un Essere superiore che sappia offrire e dispensare con la musica e attraverso la musica risposte assolute ai misteri dell’Universo, un Essere che sappia infine svelare il linguaggio arcano del Silenzio. In questa scintillante bellezza musicale, dentro i meccanismi di lunghissime suite dove il suono viene centellinato ed esasperato in statici movimenti, Őophoi si muove sfiorando con sue “macchine” elettroniche intricate elaborazioni minimali, dark ambient, suggestivi e meditativi orizzonti perduti, malinconiche eppure pacate meditazioni spirituali, religiose e di fede, che lo avrebbero portato alla sua precoce scomparsa, il tutto racchiuso nella profetica parola che aleggia fra le ultime sue opere, a fronte di un destino incerto e alle bellezze della vita e alle ignote leggi che regolano l’universo: Insciallah (Affidato alle mani di Dio). Una eredità tutta da ascoltare, da centellinare, da godere nelle stanze più segrete delle nostre tumultuose giornate: il messaggio estremo di cui si nutre la bellezza del suono.

Ricorderemo Gianluigi anche per la sua opera di editore della unica rivista italiana dedicata interamente all’Ambient Music e all’ascolto profondo (Deep Listenings, collezione interamente consultabile presso la Biblioteca musicale Andrea Della Corte, collocazione 150.MP.1-8), nonché per la pubblicazione dell’impegnativa e appassionata ricerca sulla musica cosmica ed elettronica tedesca racchiusa in un più che esauriente volume (Gianluigi Gasparetti, Made in Germany: Psichedelia, Rock Progressivo e Musica Cosmica 1967-1969, collocazione M810.A.9) consultabile sempre presso la Biblioteca Musicale di Torino.

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