Venezia come Giuditta

corfu

Isola di Corfù (Repubblica di Venezia), 7 agosto 1716
Dopo tre giorni di violenti assalti l’armata turca riesce a conquistare alcune posizioni strategiche. I difensori della “porta dell’Adriatico”, sebbene inferiori per numero e afflitti da malattie e diserzioni, rifiutano  sdegnosamente le proposte di resa. È un momento cruciale per le sorti della Serenissima, impegnata in un conflitto – la cosiddetta seconda guerra di Morea – che in due anni le ha arrecato gravi perdite territoriali.

Venezia, stesso giorno
Le notizie sui violenti scontri in atto sono accolte in laguna con comprensibile trepidazione, ma non riescono a distogliere i Veneziani dai consueti passatempi musicali. L’Inquisizione concede l’imprimatur al libretto di Giacomo Cassetti intitolato Juditha triumphans devicta Holofernis barbarie; autore delle musiche è Antonio Vivaldi, esecutrici le trovatelle ospiti dell’Ospedale della Pietà.
Il soggetto scelto narra l’eroica impresa di Giuditta che, equipaggiata esclusivamente di bellezza e coraggio, uccide il generale Oloferne e libera la città di Betulia dall’assedio degli Assiri. Il racconto della guerra tra Ebrei e Assiri al tempo di Nabucodonosor è adoperato per rievocare allegoricamente il conflitto in atto tra Veneziani e Turchi. La chiave d’interpretazione è fornita dal Cassetti stesso: Giuditta personifica Venezia, Betulia la Chiesa di Roma, la serva Abra la fede cristiana, il governatore Ozias il Papa, Oloferne il sultano, l’attendente Vagaus un generale turco.
La speranza sottesa alla trama è esplicitata nell’ultimo verso del coro finale, “Adria vivat et regnet in pace” (“Possa Venezia continuare a vivere e regnare in pace”), che nello sviluppo degli eventi acquista un valore profetico: il 20 agosto l’armata turca, dopo 44 giorni d’assedio infruttuoso, si ritira da Corfù.

Juditha triumphans è l’unico oratorio vivaldiano pervenuto, di quattro titoli a noi noti, e rivela le particolari doti artistiche del librettista e del compositore. La struttura delle due parti è perfettamente simmetrica e presenta, per ciascuna di esse, 14 pezzi autonomi; il coro dà inizio e pone termine all’azione scenica, dapprima dando voce agli spavaldi soldati assiri, esprimendo infine il giubilo delle vergini di Betulia per il successo di Giuditta.
L’organico strumentale adoperato da Vivaldi è assai vario e testimonia il talento musicale delle giovani della Pietà: mandolino, salmoè (o chalumeau, simile al clarinetto), viola d’amore, viole all’inglese (simili alle viole d’amore con corda di risonanza), oboe e organo in duetto, flauti a becco, violini e viole modificati da sordine in piombo, violoncello, trombe e timpani. Tutte le voci sono, ovviamente, femminili: nessun uomo, infatti, può accedere alla galleria della chiesa destinata alla musiciste e alle cantanti, celate agli sguardi da un paravento.

La Biblioteca musicale Andrea Della Corte offre tre differenti registrazioni della Juditha triumphans, dirette rispettivamente da Ferenc Szekeres (collocazione 14.F.56), Federico Maria Sardelli (13.F.444 o AMA.F.133) e Alessandro De Marchi (15.FF.10). I libretti acclusi forniscono interessanti notizie di carattere storico-musicale, nonché informazioni sui criteri interpretativi adottati. In particolare, le edizioni di Sardelli e De Marchi mirano a un’esecuzione filologicamente aderente alla volontà dell’autore: in entrambi i casi i cinque ruoli sono affidati a interpreti femminili, ma solamente nella registrazione di De Marchi anche il coro è esclusivamente femminile.

Il manoscritto originale della Juditha triumphans è conservato presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino (Raccolta Mauro Foà 28, c. 209-302bis).

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