La “K” dei Kula Shaker

Partiamo dal 2016. Non può essere un caso che l’ultimo disco dei britannici Kula Shaker si chiami “K 2.0”, con un 2.0 che assomiglia di più a un 20. L’allusione più ovvia è al loro disco “K”, che compie esattamente 20 anni, esordio fulminante di una delle band più promettenti di quel movimento chiamato brit-pop.

Torniamo allora nel 1996. Nei negozi di dischi esce questo album con una copertina piena di volti di personaggi famosi, reali o di fantasia (Kennedy, Karl Marx, King Kong…) che hanno il nome che inizia per K. La band suscita curiosità e attenzione per le sue commistioni rock con la musica tradizionale indiana.

Se il brit-pop è revival ispirato all’universo-Beatles, i Kula Shaker sono i referenti del “periodo indiano”, sono i George Harrison, sono i mistici.

Il primo singolo che li lancia è “Hey Dude” (dopo aver detto Beatles, ora possiamo dire “Hey Jude”?), seguito da “Tattva”, ballata filosofale che funge da perfetto collegamento con la successiva preghiera “Govinda”.

I Kula Shaker viaggiano idealmente nella seconda metà degli anni 60, tra India, USA e Inghilterra, tra folk, etnica e psichedelia. Il medley “Grateful when you’re dead/Jerry was there” è un omaggio ai Greatful Dead e al suo leader Jerry Garcia, che negli ascolti del leader Crispian Mills è stato sicuramente parte importante.

Nelle canzoni di “K” si trovano tracce anche del primo hard rock inglese, come Led Zeppelin e Deep Purple. Il disco viene ristampato nell’anno successivo con un bonus cd contenente la cover di “Hush”, pezzo composto da Joe South e diventato primo singolo pubblicato dai Deep Purple, alla cui versione i Kula Shaker si sono maggiormente ispirati.

“K” viene accolto con unanime entusiasmo da pubblico e critica, ma rimane l’unico vero successo della band, che in seguito continua a produrre musica ma viene forse penalizzata dalla rapida decadenza della “sensazione” brit-pop.

Sia la versione fisica originale di “K” che la ristampa con il cd aggiunto con “Hush” sono piuttosto introvabili, a meno di colpi di fortuna alle bancarelle dell’usato. In Biblioteca Musicale Andrea Della Corte c’è la versione originale in prestito e in ascolto (collocazione 15.F.1875).

Comunque una volta ogni tre-quattro anni si fanno riascoltare con un nuovo album e relativo tour, qualcuno li ricorda a Torino nel 2008 per un bellissimo concerto all’Ossigeno, era l’epoca dell’album “Pilgrim Progress”. I Kula Shaker “2.0” tornano in Italia anche in quest’estate 2016 per 4 concerti (14, 15, 16 e 23 Luglio). Stavolta niente Torino, peccato.

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Informazioni su Paolo Albera

Seduto sugli allora.

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