Le “donne” di Puccini: Manon, Butterfly, Turandot, eroine senza tempo (3)

MADAMA BUTTERFLY

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Il drammatico scontro di due culture, la distanza, che si rivela incolmabile, tra Oriente e Occidente, l’incomprensione del diverso, l’alterità tra Maschile e Femminile, la sostanziale incapacità umana a comunicare e ad intendersi reciprocamente, anche quando sostenuta dalle migliori intenzioni: sono questi i temi al centro di “Madama Butterfly” (Milano, Teatro Alla Scala, 1904) l’opera che Puccini (Lucca, 22 dicembre 1858 – Bruxelles, 29 novembre 1924), tra le dodici che scrisse, amò più di ogni altra.

«Tragedia giapponese» ambientata a Nakasaki, in «epoca presente», “Madama Butterfly” è il racconto di un’illusione, la storia di una geisha quindicenne povera, ma assai bella, che viene data in sposa «a mesata» (cioè, secondo l’usanza giapponese, sulla base di un contratto valido per novecentonovantanove anni che l’acquirente ha la facoltà di rescindere una volta al mese) a un ufficiale della marina americana (Benjamin Franklin Pinkerton) per cento yen.

Dal canto suo, Cio-Cio-san – questo il nome di lei, soprannominata “Butterfly” – si sposa per amore (« […] Io sono la fanciulla più lieta del Giappone, anzi del mondo […]») e intende in questo modo abbandonare per sempre il mestiere di geisha, confidando nella protezione e nel sostentamento economico di un uomo che la sottragga dalla sua penosa condizione di indigenza.

«Vogliatemi bene

un bene piccolino

un bene da bambino

quale a me si conviene.

Noi siamo gente avvezza

alle piccole cose

umili e silenziose,

ad una tenerezza

sfiorante e pur profonda

come il ciel, come l’onda

lieve e forte del mare».

(Butterfly, ATTO I)

Pinkerton, invece, ricerca in lei niente di più di un trastullo, un piacevole ed esotico diversivo che allieti la sua (temporanea) permanenza in terra straniera. Ride, beve whisky in compagnia dell’amico Sharpless, canzonando gli usi e costumi giapponesi, ridicoli a suoi occhi, e pensando al giorno in cui si sposerà «con vere nozze, a una vera sposa… americana». La sua filosofia di vita è molto semplice:

«Dovunque al mondo il yankee vagabondo

si gode e traffica

sprezzando i rischi. […]

La vita ei non appaga

se non fa suo tesor

i fiori d’ogni plaga…

d’ogni bella gli amor».

(Pinkerton, ATTO I)

L’indifferenza nei confronti della fragilità, delle aspettative e dei sentimenti innocenti di Butterfly è totale, fin da principio, anche se ne veniamo messi a parte soltanto noi, che stiamo al di qua del palcoscenico:

«[…] Di rincorrerla – furor m’assale,

se pure infrangerne – dovessi l’ale».

(Pinkerton, ATTO I)

Anche il mondo del Giappone contemporaneo appare svuotato di ogni spiritualità: considerata ormai Cio-Cio-san abbandonata e di conseguenza divorziata dal marito che da tre anni è sparito oltreoceano, il sensale di matrimoni Goro è pronto a rivendere la giovane al ricco principe Yamadori, per trarne proprio vantaggio. Butterfly viene sfruttata da una società ingiusta e profondamente maschilista, dove la legge si pone dalla parte dell’uomo.

L’opera mette in scena pochi personaggi; non propone cambi di quadro (in tutti e tre gli atti l’azione si svolge sempre all’interno o all’estero della casetta di Butterfly, sulla collina) ed è priva di qualsiasi altro intreccio narrativo secondario parallelo alla storia principale: tutta l’attenzione drammatica viene gradualmente e ben presto concentrandosi sul personaggio straordinario, struggente della protagonista e sulla sua psicologia di donna e di madre. Cio-Cio-san è pronta a condividere ogni cosa con quello che considera l’uomo della sua vita, abiura la propria religione per abbracciare quella del marito e subisce come conseguenza il disconoscimento incondizionato da parte di tutti i suoi parenti stretti. Si dimostra capace di una devozione e di una fiducia incrollabile, anche dinnanzi all’evidenza. Ma non è lei la perdente. Nel corso dell’opera la sua figura acquista una statura morale, un vigore, una consapevolezza di sé tali da innalzarsi prepotentemente, fulgida, al di sopra della sbiadita e vacua personalità di Pinkerton e della meschinità di un mondo che non può comprenderla.

Tra i momenti musicali più significativi citiamo il vibrante duetto Butterfly/Pinkerton che suggella l’atto I, uno dei più belli se non il più bel duetto d’amore mai scritto da Puccini; la celebratissima aria visionaria di «Un bel dì vedremo» cantata da Cio-Cio-san; il duetto Butterfly/Susuki «Scuoti quella fronda di ciliegio», in cui padrona e servente ornano la casa di fiori per ricevere Pinkerton; il «coro a bocca chiusa» del II atto e il successivo intermezzo sinfonico tra II e III atto che raccontano in punta di piedi l’inutile, fervida attesa notturna di Butterfly, tramata di inquietudini e colma di speranze, destinate a svanire con le prime luci dell’alba; «Tu, tu piccolo iddio! Amore, amore mio», lo straziante addio di Cio-Cio-san al suo bambino.

EDIZIONI DI RIFERIMENTO:

DVD “MADAMA BUTTERFLY” di Giacomo Puccini – Orchestra e Coro dell’Arena di Verona, 1983, Maurizio Arena (conductor), Raina Kabaivanska (Cio-Cio-san), Nazzareno Antinori (F. B. Pinkerton), Eleonora Jankovic (Susuki), Lorenzo Saccomani (Sharpless)

Collocazione: 03.P.36

BLU-RAY “MADAMA BUTTERFLY” di Giacomo Puccini – Orchestra e Coro del Festival Puccini, 2007, Laurence Gilgore (conductor), Elmira Veda (Cio-Cio-san), Carlo Barricelli (F. B. Pinkerton), Annamaria Popescu (Susuki), Luca Salsi (Sharpless)

Collocazione: 15.BD.8

LIBRETTO di “MADAMA BUTTERFLY di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa

Collocazione: 116.MN.12

PARTITURA MUSICALE di “MADAMA BUTTERFLY” di Giacomo Puccini

Collocazione: 33.MB.39

19781058

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