Aspettando il nuovo presidente… 10 anni fa usciva “Living With War” di Neil Young

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Stati Uniti d’America, si avvicinano le elezioni presidenziali. L’epoca di Barack Obama finisce qui. Quella di George W. Bush, ancora prima, è un lontano ricordo.

Ma torniamo a 10 anni fa: 2006. A capo della nazione più potente del mondo c’è Bush “junior”, il presidente dell’11 settembre, delle guerre in Afghanistan e Iraq, dell’inizio (di lì a poco) della crisi economica statunitense e poi mondiale.

Praticamente tutto il mondo culturale, artistico e musicale gli è avverso. Chi lo esprime con particolare nettezza è Neil Young, che in realtà è canadese, ma negli Stati Uniti fin da giovanissimo ha gettato le basi per una vita e una carriera.

“Living With War” è un concept album contro la guerra (“Shock and Awe”), contro l’amministrazione Bush (“Let’s Impeach the President”), contro il consumismo della società americana (“The Restless Consumer”) ma contemporaneamente un’appassionata dichiarazione d’amore verso gli Stati Uniti, la sua terra adottiva.

Neil Young in “Lookin’ for a Leader” esprime la necessità di trovare un leader che restituisca al Paese quella dignità e quei valori che sente calpestati dall’amministrazione del presidente texano. Non resta sul vago ma fa nomi e cognomi, e in un certo senso prevede l’ascesa di Barack Obama, o la possibilità che arrivi una donna a guidare il Paese (oggi con Hillary Clinton si potrebbe avverare anche questa profezia?)

Someone walks among us
And I hope he hears the call
And maybe it’s a woman
Or a black man after all

Yeah maybe it’s Obama
But he thinks that he’s too young
Maybe it’s Colin Powell
To right what he’s done wrong 

(Qualcuno cammina tra noi / e spero senta la chiamata / e forse è una donna / o un nero, alla fine / sì forse è Obama / ma pensa di essere troppo giovane / forse è Colin Powell / per rimediare a dove ha sbagliato)

Neil Young non era mai stato così “politico” nelle sue canzoni. Nel 2006 ha 61 anni e scrive e registra questo disco in una decina di giorni, con un’urgenza fatta di rabbia e istinto, diversamente dalle ispirazioni più introspettive che gli hanno ispirato decine di dischi. Queste “canzoni di protesta” non hanno il tradizionale suono folk degli anni 60 ma la chitarra elettrica sferragliante che da sempre è suo marchio di fabbrica.

A dimostrare quanto per lui fosse importante far sentire la sua voce al maggior numero di persone possibile, oltre al normale supporto cd, Neil Young pubblica l’album sul suo sito liberamente ascoltabile in streaming: http://www.neilyoung.com/lwwtoday/.

“America the Beautiful”, chiusura dell’album, è un canto patriottico statunitense cantato da un coro di 100 voci. Manca però quella di Neil Young, forse perché non trova l’America di Bush così beautiful… o forse soltanto perché è canadese. Chissà?

Il coro è simbolicamente espressione del popolo americano, lo stesso popolo che ora si trova a scegliere il proprio nuovo leader. Neil Young un anno fa si era pronunciato a favore del democratico Bernie Sanders, che però è stato sconfitto alle primarie da Hillary Clinton.

Inoltre, si è scagliato più volte contro il candidato repubblicano Donald Trump, che avrebbe usato senza autorizzazione la sua canzone “Rockin’ in the free world” in campagna elettorale.

Probabilmente anche stavolta il cantautore canadese, dal suo ranch in North California, non si sta divertendo molto a seguire la politica americana.

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Collocazione in Biblioteca Musicale Della Corte: 15.F.1967

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Informazioni su Paolo Albera

Seduto sugli allora.

Un Commento

  1. Pingback: Neil Young – Il sogno di un hippie | Biblioteca Musicale Andrea Della Corte

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