2016 anno bisesto…

…anno funesto.

Questo articolo porta dentro di sé un travaglio che ha attraversato tutto il 2016.

Scritto in un periodo in cui i lutti nel mondo della musica iniziavano a stupire per la loro frequenza, ha subìto poi tanti aggiornamenti, perché quest’anno è stato devastante.

La “maledizione del 2016” ha assunto proporzioni tali da fare ora concorrenza alla leggenda del “Club 27“, cioè tutti quei cantanti morti all’età di 27 anni.

Di seguito l’articolo “originale”, e poi gli aggiornamenti.

Accade sempre nello stesso modo. La notizia arriva di prima mattina. È un fulmine a ciel sereno. Aprire il proprio profilo facebook, oppure cliccare sulla pagina web del quotidiano nazionale, sentire un commento da un amico o rubare una frase al bar…

Una stella si è spenta.

In breve, una quantità incredibile di canzoni dell’artista riempie le cronologie dei social. Le pagine web di informazione gli dedicano monografie, i suoi colleghi vip hanno ricordi commossi, le televisioni modificano i palinsesti per programmare le sue recenti apparizioni.

Sull’onda dell’emozione e della condivisione di canzoni, fatalmente molti si avvicinano alla musica dell’artista proprio poco dopo la sua morte. Il mercato discografico segue la scia pubblicando compilation “definitive”.

È finita l’epoca dell’autodistruzione, delle star morte per suicidio, overdose o assassinio. Gli artisti nel duemila muoiono per malattia o per vecchiaia.

I primi quattro mesi del 2016 sono stati un periodo devastante per il mondo della musica pop. Alcuni personaggi indimenticabili sono mancati, inaspettatamente, in un breve arco di tempo.

Era una delle rockstar più celebrate di tutti i tempi, nemmeno l’età avanzata è riuscita a smorzare la sua ispirazione: il Duca Bianco ci ha lasciati pochi giorni prima della pubblicazione del suo ultimo disco, “Blackstar”. La morte perfetta: andarsene salutando con un capolavoro, registrato già nel periodo di malattia, e che dunque in molti considerano il suo splendido “testamento”.

Una settimana dopo, è venuto a mancare il fondatore degli americani Eagles. Questo evento segna il definitivo scioglimento di una band che proprio entro pochi mesi sarebbe tornata sui palchi con un tour celebrativo dei 40 anni dal loro maggiore successo, “Hotel California”.

Poi, ecco a soli 57 anni la scomparsa di un apprezzatissimo cantautore italiano, cuneese e dunque geograficamente molto vicino a noi, ma scoperto prima in Francia, dove ha avuto probabilmente più riconoscimenti che in patria.

Infine, alla stessa età, muore in circostanze ancora non chiarite un’icona degli anni ’80, sex-symbol, “genietto” polistrumentista, che negli ultimi anni aveva voluto togliere dalla Rete ogni sua canzone, perché nella Rete si sentiva “schiavo”. Il gesto è stato purtroppo un preludio alla sua scomparsa definitiva.

David Bowie (10 gennaio), Glenn Frey (18 gennaio), Gianmaria Testa (30 marzo), Prince (21 aprile): queste sono le stelle che si sono spente in questo inizio anno. Muore l’uomo ma non la sua arte: in Biblioteca Musicale si trovano le decine di opere che gli sono valse l’immortalità. Speriamo che il 2016 non abbia in serbo altri addii.

E invece… Aggiornamenti

La prima versione di questo articolo è stata pubblicata il 2 novembre, perché è il giorno dedicato ai defunti, anche se il ricordo di questi artisti resterà piuttosto tra “tutti i santi” della musica rock.

Ma subito dopo è necessario l’aggiornamento: muore a 82 anni il cantautore canadese Leonard Cohen (10 novembre).

Non passa nemmeno un giorno, e per coincidenza, nella nuova puntata della serie tv di Paolo Sorrentino “The Young Pope” si vede un televisore che trasmette una cover della canzone più famosa di Cohen, reinterpretata da tantissimi artisti in tutto il mondo: è “Hallelujah”.

In estate anche il mondo della lirica è stato in lutto per la morte della cantante soprano Daniela Dessì (20 agosto), per “malattia breve, terribile e incomprensibile”, come detto dal suo compagno, il tenore Fabio Armiliato.

Emerson, Lake &…? Certo il batterista Carl Palmer non deve essersi sentito troppo tranquillo quest’anno,  visto che sono mancati entrambi i suoi compagni di quella band che negli anni 70 è diventata simbolo del rock progressive. Con il tastierista Keith Emerson (10 marzo) e il bassista Greg Lake (7 dicembre) vengono a mancare due terzi degli Emerson Lake & Palmer.

Infine, George Michael: proprio nella notte di Natale muore il cantante che con “Last Christmas” aveva ottenuto un successo planetario. La canzone era uscita in un disco degli Wham!, poco dopo avrebbe iniziato la carriera solista. Strano concludere con questo revival pop un anno tutt’altro che leggero.

Spesso col termine “coccodrillo” viene indicato quel tipo di contenuto (articolo, servizio del tg ecc) che è già pronto per essere mandato in onda quando l’artista morirà, in modo da avere il pezzo immediatamente, senza perdere tempo nella realizzazione.

Questo articolo invece è stato nel 2016 un esempio di non-coccodrillo, perché sempre in divenire, continuamente colto di sorpresa, costretto ad arrancare col fiatone dietro alle novità incredibili di un anno che – se vogliamo vedere l’altra faccia della medaglia – ci ha commosso.

Questo articolo è quella scena dei film americani in cui il protagonista viene svegliato nel mezzo della notte dallo squillo del telefono… ed è sempre una brutta notizia.

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Informazioni su Paolo Albera

Seduto sugli allora.

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