Neil Young – Il sogno di un hippie

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L’autobiografia di un gigante del rock come Neil Young è potenzialmente interminabile. Ne avevamo già parlato qui. Nel ripercorrere la sua vita, il cantautore canadese segue un flusso di coscienza che talvolta lo porta molto indietro nel tempo, oppure a dar notizia su vita presente e progetti futuri.

Il suo presente è diviso tra hobby decisamente insoliti per un rocker (collezioni di trenini e auto) e progetti piuttosto ambiziosi che mirano a una rivoluzione nella musica: PureTone è il primo nome con cui battezza una nuova tecnologia a cui sta lavorando per un sistema di ascolto in massima definizione possibile. Di lì a poco questo sistema sarebbe uscito sul mercato come Pono.

Perché questa è davvero un’altra rivoluzione. Il suono di qualità può riaffermarsi per tutti coloro che vogliono il meglio, che oggi non è disponibile in un modo facilmente accessibile ai consumatori. La Rivoluzione del suono potrebbe restituirci il meglio, questo se le case discografiche giocheranno le proprie carte. Questo è il grande se. Avranno le palle per prendere posizione e occuparsi della musica?

Neil ha appena smesso con le droghe leggere e scherzando ipotizza che il prossimo disco potrebbe essere il primo composto e registrato completamente da sobrio. Intanto, si dedica alla scrittura della sua autobiografia sfruttando un periodo di riposo per un infortunio al piede. Questo incidente sembra davvero pochissima cosa rispetto ai problemi di salute che ha dovuto affrontare in tutta la vita (diabete, poliomielite, epilessia, aneurisma…) e quelli dei suoi tre figli, di cui due disabili.

Persino nel concerto alla Massey Hall del 1971, performance da solo con chitarra e piano immortalata su uno dei dischi live acustici più incantevoli di sempre, il cantautore aveva evidenti problemi di postura per un intervento chirurgico alla spina dorsale, da cui era convalescente.

“Sopravvissuto del rock” non tanto alle droghe, quanto alla sua stessa salute precaria, conserva ricordi commoventi dei compagni di vita uccisi dalla tossicodipendenza, il chitarrista Danny Whitten e il roadie Bruce Berry. Il suo produttore David Briggs è morto a 51 anni di cancro ed è l’amico di cui sente più l’assenza. Restano forti i Crazy Horse, cioè Billy Talbot, Ralph Molina e Poncho Sampedro: la band con cui Neil “cavalca” la musica.

Ho bisogno di sentirla nel corpo, di cantare testi che mi facciano venire voglia di suonare a cuore aperto i lunghi passaggi strumentali dentro i quali solo il Cavallo sa trascinarmi. Ricordo una volta in studio mentre registravamo, incrociai lo sguardo di Ralph. In quell’attimo era in uno stato di estasi pura; siamo entrati in contatto visivo e non ho mai smarrito quella sensazione. È come se di colpo avessimo percepito tutta la potenza del Cavallo! Ora Ralph mi dice sempre: “Non guardarmi mentre suono”. Io so perché. Non vuole pensare all’aspetto che ha in quel momento. Vuole suonare. Per cui cavalchiamo insieme ma anche da soli. Il Cavallo Pazzo è un animale a sé. Chiunque abbia assistito personalmente al fuoco di fila sprigionato dal Cavallo sa di cosa parlo.

L’artista ricorda storie e volti della sua vita, per ognuno ha un grazie. Tra i vari artisti con cui ha incrociato la sua carriera, il pensiero ricorre spesso alle avventure con Stephen Stills, un’amicizia rinsaldata dalla collaborazione prima con i Buffalo Springfield e poi con Crosby, Stills & Nash.

Crosby era sempre il catalizzatore, lui era sempre intenso e ci portava sempre oltre. Bastava guardarlo negli occhi per farmi venire voglia di dare tutto dal profondo del cuore. Ci credeva davvero a quello che stavamo facendo. Graham era il professionista consumato, sempre pronto con le sue parti, sempre disposto a incoraggiare mentre si provava, mentre si scrivevano le canzoni per le quali siamo diventati famosi. Stephen è mio fratello, lui è quello sempre appassionato e combattuto, ha le sue battaglie con demoni invisibili e belve multicolori giorno e notte, ci diede quel taglio che divenne inconfondibile.

“Il sogno di un hippie” è il primo libro scritto da Neil Young, è uscito in Italia nel 2013 per Feltrinelli. Questa autobiografia nelle biblioteche torinesi si trova a Villa Amoretti e Dietrich Bonhoeffer. Non è presente nell’archivio della Biblioteca Della Corte ma si può prenotare tramite il servizio prenotazioni del catalogo on line delle Biblioteche torinesi. Entro due o tre giorni di solito viene consegnato.

Qui è cosa buona e giusta immergersi in Fonoteca nelle sue canzoni!

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Informazioni su Paolo Albera

Seduto sugli allora.

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