I Foo Fighters, quando stavano per sciogliersi davvero

L’utente prima di me ascoltava… [2]

Foo Fighters – One by One

Front

“Serendipity” è la fortuna di felici scoperte per puro caso, trovare una cosa mentre se ne cercava un’altra. Da queste parti è un’ispirazione per usare la Fonoteca della Biblioteca Musicale: il primo esperimento aveva svelato le canzoni di Micah P. Hinson and the Pioneer Saboteurs.

La serendipity oggi mi insegna che si può trovare tutto e il contrario di tutto. Alla prima postazione cui mi avvicino c’è Laura Pausini, una raccolta di successi cantata in spagnolo (“Yo canto”). Attacco le cuffie ma resisto pochi secondi, non è la mia musica.

Mi avvicino a un’altra postazione, sorpresa, ecco la mia musica: i Foo Fighters. Qualcuno stava ascoltando “One by one”, il loro quarto disco, uscito nel 2002 e di cui conosco solo i singoli. Dunque, dopo aver seguito fedelmente i Foo Fighters per tutti gli anni novanta, con quindici anni di ritardo mi si presenta l’occasione di ascoltare tutto questo album che avevo perso di vista.

Frugando tra ricordi e qualche notizia su internet, pare che le registrazioni avessero coinciso con un periodo difficile del gruppo, sull’orlo dello scioglimento. Davvero? Anche recentemente si vociferava su un imminente separazione, indiscrezione che il gruppo ha poi ridicolizzato con questo video. Ma per quanto riguarda i primi anni del millennnio, la crisi è stata ampiamente confermata dai membri della band.

Continuo a leggere qua e là. Le prime sessioni di registrazione erano state molto deludenti. La casa discografica aveva messo a disposizione un grosso budget, ma le prime registrazioni erano “come se un altro gruppo suonasse le nostre canzoni”, per usare le parole del cantante Dave Grohl in un’intervista. Insoddisfazione e litigi stavano minando l’unità del gruppo.

All’epoca Dave Grohl veniva dalle registrazioni del disco con i Queens Of The Stone Age (alla batteria in “Songs For The Deaf”). Il batterista Taylor Hawkins veniva da un ricovero per disintossicazione. Il ritorno dal vivo per un concerto al festival di Coachella avrebbe dovuto decidere tutto: separarsi o continuare.

È andata bene, i ragazzi hanno deciso di continuare. Dunque i Foo Fighters hanno ripreso in mano le canzoni, le hanno riviste e registrate nuovamente nel garage di Dave Grohl in Virginia. I demo accantonati (Hawkins li chiamava “Million dollar demos”) non sono stati comunque cestinati: il gruppo li ha fatti uscire nel 2015 in free download sul social network Reddit.

Oltre alla revisione dei pezzi vecchi, Grohl ha aggiunto qualche nuova idea, tra cui il singolo “Times like these”, ispirato al momento appena passato di difficoltà della band: resta tuttora il pezzo più conosciuto dell’album, e il più rappresentativo.

Il titolo “One by one” suggerirebbe un disco di transizione, ma è difficile trovare nella discografia dei Foo Fighters un disco “minore”. Di certo è un disco più scuro rispetto ai precedenti, con pezzi dalle sonorità pesanti e piuttosto lunghi. Lo stesso cuore nero stilizzato in copertina (o cuore bianco su sfondo nero, a seconda delle edizioni) non ha certo l’aria di promettere tenere love songs.

Resta comunque un album in pieno stile Foo Fighters, di quel tipo di rock americano “sempreverde” anni 90 di cui sono diventati i campioni. Unico brano fuori dai canoni è “Tired of you”, dove irrompe la chitarra carica di harmonizer di Brian May dei Queen. In questo caso niente sezione ritmica: solo le chitarre sostengono questo pezzo bellissimo che dura più di cinque minuti (e non sentirli!).

Finito l’ascolto, uno scrupolo: per quanto riguarda la serendipity, forse ascoltare qualcosa di una band che già conosco non vale. In realtà regole non ce ne sono, l’unico obbligo è seguire il caso. Sembra che il caso mi conosca bene!

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Collocazione nella Biblioteca Musicale Andrea Della Corte: 12.F.1530 CD

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Informazioni su Paolo Albera

Seduto sugli allora.

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