Percezioni 0

Lavoriamo in una dimora che grazie a circostanze fortunate della storia della nostra città è stata pensata, voluta, edificata, resa bella, abitata, ceduta, ripensata. Ci sono stati momenti anche meno felici, si capisce, ma noi ci concentreremo su quelli dei quali andare fieri.
Sono contingenze, quelle avvenute e descritte adesso, che messe una di seguito all’altra, così, separate solo da una virgola, sembrano banali. Ma non c’è banalità nelle cose belle, perché sono l’evidenza di qualche lungimiranza umana, della volontà e del gusto di qualche uomo o donna che hanno pensato e agito di conseguenza: mica poco…
Sappiamo o intuiamo tutti quello che sta accadendo alla lettura (quindi all’atto di porsi alla ricerca di qualche svago o sapere su un libro o un giornale) così come, se solo facciamo mente locale alle nostre abitudini, non può sfuggirci come sia cambiato il nostro modo di comunicare e di apprendere cose. Perché adesso, per imparare e nel tempo libero, il nostro sguardo è rivolto principalmente allo schermo di smartphone o tablet (provate a guardarvi in giro sul vagone della metro, quando vi capita).
Ma non siamo qui per discettare (anche malamente) dei nuovi modi dell’apprendere o di mutazioni delle nostre capacità cognitive, ma per parlare del noi-biblioteca e del rapporto con il nostro luogo di lavoro.
La Villa Tesoriera ospita le raccolte di una biblioteca che ha dello straordinario. È una biblioteca di pubblica lettura, quindi, dimenticando il gergo degli addetti ai lavori, aperta a chiunque voglia recarvisi per approfondire il proprio sapere musicale. E non sta a Milano o a Roma, sta qui, a Torino.
Ci sono persone che lavorano in questa biblioteca da moltissimi anni: hanno conosciuto molti dei musicisti della mia generazione che si sono formati facendo uso del suo preziosissimo patrimonio in un momento storico nel quale le fonti erano libri, periodici cartacei, spartiti pubblicati e stampati. Sono gli stessi musicisti che adesso tornano proponendo la loro musica nei nostri appuntamenti concertistici del pomeriggio, oppure quelli coinvolti nei progetti didattici con i loro allievi delle medie musicali o dei licei.
È bello vedere come ci sia tra il personale e questi storici utenti un rapporto familiare, quasi sentimentale. Questa cosa della continuità di relazione e di confidenza costruita nell’arco di anni capita anche in altre biblioteche, ma qui è rafforzata dal fatto che poi tutto gira intorno alla musica e la musica per chi la frequenta è una passione autentica. Alcune volte noi, che stiamo da questa parte del bancone, non ce ne rendiamo conto, magari distratti dalle dinamiche strette di un qualsiasi luogo di lavoro.
Ma poi capita che telefonino o scrivano pieni di speranza da luoghi lontani d’Italia o del mondo per una ricerca di qualcosa che noi e solo noi abbiamo e immediatamente scatta l’orgoglio che si fa azione efficace e noi stessi ci stupiamo della felicità vera che siamo in grado di regalare andando a cercare quel documento unico che neanche sapevamo di possedere.
Siamo decentrati, è vero. E non tutto va come vorremmo (le basse temperature degli uffici d’inverno, la consapevolezza del poco rispetto per questo luogo da parte di qualcuno dei fruitori del parco, la nostra stessa indolenza), ma ci piacerebbe riuscire a farvi entrare in biblioteca e tentare di fare una conoscenza più approfondita.

Cominciando da noi, dalle persone che siamo.
Lui è Davide Monge, o il Dottor Monge, come preferite

io

È il responsabile della Biblioteca

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