La verità, vi prego, sulla musica

verita

Uno degli ultimi contributi di Paolo Albera sul nostro blog mi ha ispirato.
Paolo, oltre a essere uno scrittore che ti fa sentire a casa, è un commentatore ironico e garbato: questo è il mio like per sempre, a compensare la circostanza che mi ostini a non voler mettere alcun commento ai suoi post (e ai post di chiunque altro).
Il tema del plagio in musica è da sempre uno dei più stuzzicanti: perché ci restituisce una dimensione facile da cogliere, non priva di spunti intriganti. I piani sono molti, da quello tecnico-musicale a quello della dimensione creativa, dei comportamenti volontari o involontari e dei law cases.
Sfiorando sempre il tema della verità. Scomodo, quantomai attuale e quasi inaffrontabile, certo, ma perché non provare a dargli un microsenso in questo microcontesto?
Esiste una verità delle note?
Le note, per come le conosciamo noi nella nostra notazione e come tutti sappiamo, sono sette e a quelle fa riferimento Paolo nel titolo del suo pezzo. Ma sono sempre le stesse sette?
No, perché le note non sono uguali per tutti gli strumenti e per tutte le chiavi (che sono sette pure loro). Perché se un pentagramma è fatto di cinque righe sovrapposte e le note convenzionalmente vengono scritte usando quello spazio, dipenderà da quale chiave è stata inserita all’inizio (tutti conoscete quella di violino o di SOL) e/o da quale strumento è chiamato a suonarle. Non vado oltre, ma il senso è che una nota, un RE ad esempio, può essere un RE effettivo per alcuni strumenti, ma non esserlo per altri. Poi c’è la questione dell’accordatura, che ci fa subito entrare nel mondo della fisica acustica e che può essere variabilmente interpretata. A proposito di frequenze, dobbiamo anche riferire degli armonici, cioè di tutti quei suoni contenuti in un suono percepito come singolo ma che da quello scaturiscono quasi inavvertiti e contribuiscono alla sua unicità. Freno.
Anzi, a ben vedere devo ripartire, perché non posso lasciar fuori la musica fatta di effetti, di ricerca di suono e onde sonore, l’ambito musicale elettronico, per il quale neanche parliamo più di notazione o di note.
Inchiodo!
La singola nota poco ci dice. Evocando subito la metafora e scomodando l’arte gemella, potremmo affermare che la nota non è una lettera, è già una parola: così come le parole possono essere variamente inserite in un testo anche le note offrono una serie di combinazioni che portano normalmente a quella che definiamo una melodia.
A volerla fare più facile di quanto non sia, finisco col dire le cose di sempre, e cioè che è una questione di relazione. Quindi di un rapporto fra note (o fra parole). Governato da cosa?
Vorrei poter rispondere da conoscenza tecnica, gusto/estetica, istinto, ascolto musicale. Su quest’ultimo mi faccio soccorrere dalla declinazione dell’abusato proverbio: dimmi che musica ascolti e ti dirò che cosa riuscirai a comporre.
Perché, fatta la dovuta tara e considerando l’atto del comporre a tutti i livelli, è evidente che impariamo innanzitutto copiando (scomoda considerazione, visti i tempi che corrono). Lo facciamo consciamente e inconsciamente, ma la nostra formazione parte da quello che intercettiamo con le nostre sempre dimenticate antenne (stanno proprio lì, sopra alle orecchie).
Per la musica il meccanismo è ancor meno mediato e quella melodia o quel modo di far musica ci entra direttamente nel cervello, pronto a ripresentarsi alla prima occasione. Che, per chi si accinge a scrivere, può essere proprio il momento della composizione.
La soluzione per riuscire a scrivere musica potrebbe quindi passare, oltre dall’ovvia esortazione allo studio, dall’ascolto di molta musica, anche quella più lontana al nostro gusto. Ciò significa essere curiosi e non accontentarsi di quel che ci viene dato in pasto.
Permeabilmente, tutte considerazioni valide per chi voglia cimentarsi con la scrittura.

Qual è la verità che attraverso la combinazione delle note e delle parole siamo ancora in grado di rivelare?
Arriverà allo stesso modo a tutti coloro che leggono o ascoltano?
Ha ancora senso scrivere e cercare un tratto originale? Serve?
Nuova marcia in salita.
Ciò che sappiamo è che con parole e musica ognuno afferma la propria verità e per riuscire a districarsi fra le tante proposte – sempre ammesso di volerlo fare – ascolto e lettura ci aiutano nella scelta, preziosi alleati della nostra personale idea di verità.

Piccole banalità di mezza estate…

 

Annunci

Un Commento

  1. Grande Laura!
    L’articolo era qui https://bibliotecadellacorte.wordpress.com/2017/06/27/le-note-sono-sette-gli-accordi-sono-quattro/
    Per quanto mi riguarda, la cosa più bella di “pizzicare” le somiglianze è il fatto di scoprire quali melodie hanno condizionato l’artista non a livello razionale ma a un livello più nascosto, involontario e potente. Insomma, con quel meccanismo non mediato che entra direttamente nel cervello!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: